P come Postmoderno

Eclettica, complessa, citazionista, talvolta massimalista, l’architettura postmoderna è spesso un’entità che sfugge alle definizioni, tanto che generalmente se ne parla “per opposizione” al modernismo, citando tutto ciò che l’architettura moderna è stata e quella postmoderna non è. Al funzionalismo modernista oppone l’ornamento e l’estetica, anche fine a sé stessa; al rigore utilitaristico la bellezza effimera; alle rigidità del vero e del giusto l’aria fresca dell’elasticità e del cambiamento. In pratica scegliere di arredare la propria casa seguendo questo stile significa avere mobili dalle linee semplici ma molto più eccentrici e vivaci rispetto al classico stile moderno o minimalista.

CeciliaArtioli

Architetto
Cecilia Artioli

Colori saturi e forme ‘instafriendly’ ridanno vita alle varie componenti di arredo e creano un’atmosfera accesa tipica del postmodernismo, che ritorna sotto forma di oggetti ad alto impatto visivo pensati per catturare la fuggevole attenzione degli ospiti. Sicuramente l’arredo introdotto negli anni ottanta ha intrapreso nei decenni successivi una trasformazione, a rendere la tipologia di mobili più vendibili e in modo da poter distribuirli al grande circuito di mercato di massa: così, negli anni Novanta, l’approccio emozionale al progetto si è evoluto.

Ma il circo felice delle emozioni visive potenti non si limita a recuperare eredità dal passato. I colori saturi, le forme giocose, gli elementi d’arredo disegnati con layout grafico danno infatti corpo (e immagine) a un design ‘instafriendly’, adatto a figurare bene sul piccolo schermo retroilluminato di uno smartphone, catturando, per quell’istante in cui si giocano tutto, la fuggevole attenzione dell’utente social. Infatti è proprio dai social che la moda dell’arredamento postmoderno è tornata in auge, in quanto le forme stravaganti ma al tempo stesso gradevoli alla vista hanno colpito la maggior parte degli utenti.

Del resto la vita del design artistico ed emozionale è sempre stata legata a doppio filo a quella del design come atto di comunicazione, non a caso nato all’inizio degli anni Novanta (si pensi al fenomeno Starck). Ciò che questo approccio presenta oggi di nuovo, però, è il connotato tipico dell’epoca della rete, espresso in progetti dalla carica estetica ‘forte’, sferrata come un pugno allo stomaco che, quando giunge all’occhio, si rivela gentile come una carezza, di impatto ma capace di grazia nella composizione e delicatezza nel dettaglio.